Sabine Weiss fotografa in mostra: biografia e opere

La fotografa Sabine Weiss si é spenta il 28 dicembre 2021 nella sua casa di Parigi all’età di 97 anni. Pioniera della street photography, il suo nome e la sue opere hanno fatto la storia della fotografia contemporanea mondiale. La celebrano le mostre fotografiche a ricordarne la vita e il contributo inestimabile dato alla fotografia d’autore.

Biografia di Sabine Weiss

Sabine Weiss é stata una fotografa di fama internazionale. Nata Weber, vide la luce nel 1924 a Saint-Gingolph, in Svizzera. Prese a scattare le sue prime foto all’età di 11 anni. Il padre ingegnere chimico – suo primo mentore – incoraggiava la giovane Sabine a nutrire la sua passione e cioè quella di catturare le emozioni umane con l’obiettivo. Egli inoltre seppe trasmetterle – come lei stessa raccontò in un’intervista a l’Independent nel 1987 – “un’inclinazione molto pratica per la materia” che è stata “una specie di salvezza, dato che sono sempre stata più visiva che intellettuale”.

Comprò la sua prima macchina fotografica in bachelite con la paghetta all’età di otto anni e “stampando” le sue immagini esponendo fogli a contatto alla luce del sole sul davanzale della finestra.

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Madurai, 1986 © Sabine Weiss

L’apprendistato presso Boissonass

La famiglia Weber si trasferì poi a Ginevra. All’età di 15 anni, Sabine colse la prima opportunità di scambiare la scuola formale con un apprendistato di fotografia presso l’ottantenne François-Frédéric Boissonnas. Boissonnas, la cui famiglia possedeva uno studio fotografico fin dall’invenzione della macchina fotografica, le insegnò la composizione e incoraggiò la sperimentazione stilistica.

Dopo gli studi nel prestigioso studio Boissonnas di Ginevra, nel 1945 realizzò il suo primo servizio giornalistico sui soldati americani in licenza, che venne immediatamente pubblicato da un giornale svizzero.

Parigi e l’agenzia fotografica Rapho

Dopo essere stata l’assistente del fotografo Willy Maywald, aprì il suo studio sul Boulevard Murat a Parigi nel 1950. Dall’altra parte della strada, si trovava quello di un altro artista svizzero trasferitosi in città, Alberto Giacometti. Weiss ha sempre ribadito di essere un’artigiana invece che un’artista. In primo luogo perché ha sempre affermato che fin dall’inizio doveva guadagnarsi da vivere con la fotografia.

Tuttavia, le sue capacità artistiche erano ben evidenti e le mise al servizio anche della pubblicità. Le sue immagini di prodotti come il cognac e il profumo esploravano i temi dell’evanescenza e della fuga: il profumo evapora da un pozzo o un centauro fugge dalle fiamme del brandy acceso.

Fu impegnata anche coi reportage di viaggio. Collaborò con il fotografo Alban, viaggiando tra gli studi di Bruxelles e del Cairo, dove la luce la ispira a iniziare a lavorare a colori. Pubblicò un mix di reportage e servizi di viaggio da tutto il mondo su Vogue, Life, Holiday, Time e Picture Post.

Sabine Weiss ha immortalato anche le personalità dell’arte e dello spettacolo, molti dei quali divennero suoi amici. Musicisti del calibro di Igor Stravinsky e Stan Getz; artisti come Robert Rauschenberg, Fernand Léger e lo stesso Giacometti; gli scrittori André Breton (caposcuola del surrealismo francese), Francis Scott Fitzgerald e Françoise Sagan; tra le attrici, le stelle del cinema francese Jeanne Moreau e Brigitte Bardot .

Il suo lavoro fotogiornalistico e personale trovò la sua perfetta espressione una volta che cominciò a lavorare per l’agenzia Rapho. All’inizio era una delle due sole donne a lavorare per loro. Le sue storie furono pubblicate su Paris Match, Vogue, Life e il New York Times. Fu inclusa nella mostra Postwar European Photography (1953) al Museum of Modern Art di New York. Partecipò all’innovativa mostra di Edward Steichen The Family of Man, iniziata al MoMA nel 1955 e portata in tournée per otto anni in 38 Paesi diversi.

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Napoli, 1955 © Sabine Weiss

La scuola umanista francese

Si affermò nell’ambito della fotografia umanista francese che mirava a catturare l’esperienza umana universale attraverso immagini della vita quotidiana di strada. Diversi critici hanno trovato importanti analogie col neorealismo italiano.

Immagini come quella di un cavallo che scalcia, legato su un terreno innevato vicino al mercato delle pulci di Parigi alla Porte de Vanves e quella di un bambino illuminato solo da una candela, sono considerate alla stregua di quelle create dai suoi amici e (quasi) contemporanei Izis Bidermanas, Willy Ronis, Gyula Halász meglio conosciuto con lo pseudonimo Brassaï. Robert Doisneau fu il fotografo più rappresentativo della fotografia umanista francese e fu lo stesso che – visti i lavori di Sabine – la introdusse all’agenzia Rapho.

Il marito e pittore Hugh Weiss

Quanto bisogna anche menzionare della vita di Sabine Weiss è il suo intenso rapporto con il marito, il pittore Hugh Weiss. Una relazione di grande intesa e complicità che é durato la bellezza di 58 anni.

Hugh Weiss fu un pittore americano. Nel 1949 conobbe Sabine Weber, che sarebbe quindi diventata Sabine Weiss. La fotografa fu senza dubbio la musa ispiratrice dell’artista. Infatti, la ritroviamo in numerosi dipinti. Il pittore fu vicino all’opera di Sabine Weiss perché la accompagnò in molti dei suoi viaggi e assunse volentieri il ruolo di assistente. Lo troviamo persino in alcune delle foto di Sabine.

Si sposarono nel 1950 e adottarono – nel 1964 – la loro figlia, Marion. Weiss lo ricordava come il periodo più felice, sia dal punto di vista personale che creativo.

Hugh Weiss era un pittore indipendente. Non pretendeva di appartenere a nessuna corrente anche se il movimento CO.BR.A. influenzò in parte il suo lavoro con rimandi soprattutto onirici. I viaggi che fece con la moglie influenzarono la sua pittura. Si recò per la prima volta in India nel 1975 con Sabine e vinse il primo premio alla Triennale di New Delhi.

Sviluppò il suo tema degli elefanti e delle architetture, soprattutto con le cattedrali. Tra le altre, l’opera La Grande Coupole (1985) rievoca l’incidente stradale che i due ebbero insieme.

I due artisti così uniti nella loro intimità non influenzarono in alcun modo l’approccio artistico dell’altro. Tutt’altro: la perfetta simbiosi e interconnessione permisero a entrambi di sviluppare ancor meglio la propria energia creativa.

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Sabine e Hugh Weiss © Sabine Weiss

Le opere di Sabine Weiss

Il nome di Sabine Weiss si é affermato sempre di più nel panorama della fotografia internazionale. Parliamo infatti di oltre 60 anni di lavoro fotografico che ha spaziato dal fotogiornalismo alla pubblicità e al reportage di viaggio.

La produzione editoriale consta di 40 libri tra monografie e cataloghi di mostre.

Nel 2017 ha donato il suo intero archivio al Musée de l’Ēlysée di Losanna. Nel 2020 ha vinto il premio fotografico Women in Motion della maison Kering.

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Alberto Giacometti nel suo atelier, Parigi, 1954 © Sabine Weiss